Farina, acqua, batteri e…fantasia

Ciao a tutti, questo mio articolo è dedicato a tutti quelli che durante il periodo di isolamento dovuto al Covid 19 hanno riscoperto alcune pratiche antichissime ma ancora oggi molto attuali.

Una di queste è senza dubbio quella di utilizzare il lievito madre per produrre l’alimento più antico del mondo : il Pane e le sue variazioni sul tema .

Ricetta Pane Integrale con Lievito Madre - Biancolievito
immagine di pane fatto con lievito madre di “biancolievito.it”

Il lievito madre è una di quelle alchimie che solo la natura può regalarci, l’insieme di 3 elementi che sono presenti ovunque e che combinati tra loro in modo equilibrato danno vita, si proprio vita, alla magia del lievito.

Utilizzare elementi naturali

I tre elementi di cui parlo sono : l’acqua, la farina e i batteri, quei batteri a cui qualcuno attribuisce anche la nostra presenza su questo pianeta.

Tra l’unione di queste tre componenti, si può vedere come la natura riesce a stupirci.

Se volete approfondire vi invito a seguire il mio canale dedicato a questo argomento, raggiungibile qui.

Per ora vi dico che per poter iniziare a utilizzare il lievito madre occorre molta pazienza e volontà, qualcuno paragona la sua gestione a quella che ci vuole per seguire un figlio, questo per dire che chi intende cimentarsi in questa attività deve essere ben consapevole dell’impegno richiesto.

Ma come in tutte le attività umane, dove c’è bisogno di impegno c’è sempre come controaltare la garnde   soddisfazione nel vedere cosa si può realizzare con pochi elementi così comuni e soprattutto con le proprie mani.

Nel caso poi della quarantena, che ci ha costretto a rimanere chiusi in casa, si è iniziato a apprezzare quanto le cose semplici e realizzate in proprio, possono dare  delle soddisfazioni senza eguali.

Io se volete, come detto, posso fare da guida a chi vuole veramente capire come questa magia possa realizzarsi e portarvi alla realizzazione del primo step necessario all’avvio di questa esperienza senza eguali, di cui molte persone iniziano a fare parte e a farsi testimoni di quante soddisfazioni si hanno da questo tipo di attività.

vi rimando al mio podcast. Ciao!

SUSTAINABLE DEVELOPMENT GOALS (SDGs) AND CLIMATE CHANGE ANALYSIS USING INSTRUMENT OF LIFE CYCLE ASSESSMENT (LCA).

La valutazione del ciclo di vita “LCA” (analisi del ciclo di vita) è una metodologia per valutare gli impatti ambientali associati a tutte le fasi del ciclo di vita di un prodotto, processo o servizio commerciale. Ad esempio, nel caso di un prodotto fabbricato, gli impatti ambientali sono valutati dall’estrazione, dalla lavorazione (culla) delle materie prime, dalla produzione, dalla distribuzione e dall’uso del prodotto, al riciclaggio o allo smaltimento finale dei materiali che lo compongono (grave).

LCA è uno strumento primario utilizzato per supportare il processo decisionale nell’obiettivo di sviluppo sostenibile e nel fare riferimento basato sull’Agenzia stato uniti per la protezione dell’ambiente (USEPA), è uno strumento per valutare il potenziale impatto ambientale di un prodotto, materiale, processo o attività.

Fondamentalmente, è un metodo completo per accedere a tutto l’impatto ambientale diretto e indiretto durante l’intero ciclo di vita di un sistema di prodotto dall’acquisizione dei materiali, produzione, uso, riutilizzo e deposizione finale. Listen to “Sustainable Development goals and life cycle Accessment” on Spreaker.

La culla alla tomba secondo il concetto di LCA come accennato in precedenza  può essere riassunta in pochi passaggi virtuali per una più facile comprensione come:

  1. Risorsa
  2. Lavorazione dei materiali
  3. Produzione di prodotti
  4. Distribuzione
  5. Usare e end_of_life come loop scenario di ciclo

Componenti di LCA e la sua applicazione

L’applicazione LCA contribuisce a promuovere la progettazione e la riprogettazione sostenibili di un prodotto e di un processo che porti a una riduzione rispetto a tutto l’impatto ambientale, riducendo l’uso di materiali tossici e non rinnovabili. Questo studio di LCA identifica anche le principali risorse materiali all’interno del ciclo di vita del prodotto che potrebbero imporre il maggiore impatto ambientale, tra cui la domanda di risorse e le sfide per la salute umana. La valutazione del ciclo di vita delinea ulteriormente il pieno beneficio sul costo della produzione e dei processi che consentono ai decisori l’opportunità di scegliere la soluzione più efficace ed efficiente.

Un approccio sistematico di fase in LCA consiste in quattro componenti fondamentali

  • Definizione e ambito dell’obiettivo
  • Analisi dell’inventario
  • Valutazione d’impatto
  • Interpretazione del concetto e della soluzione.

In relazione ulteriormente alla valutazione d’impatto, ci sono molti settori che richiedono un’analisi più indebitamento soprattutto considerando il loro impatto ambientale globale  e le conseguenze, il potenziale di riscaldamento globale, il cambiamento climatico  e  le sfide di effetto  serra come:  nel  settore automobilistico, nella produzione di petrolio, nel sottoprodotto del petrolio, nei trasporti, nei processi alimentari,ecc.

Traguardi e Obbiettivi

Un studio Life Cycle Assessment comporta un inventario completo dell’energia e dei materiali necessari in tutta la catena di valore del prodotto, processo o servizio del settore e calcola le emissioni corrispondenti per l’ambiente.
LCA valuta i potenziali impatti cumulativi sull’ambiente, L’obiettivo è documentare e migliorare il profilo ambientale complessivo del prodotto attraverso canali differenti per offrire soluzione. L’obiettivo è quello di aumentare la consapevolezza per migliorare il profilo ambientale sul prodotto e servizi in produzione attraverso questo podcast.

Hand-shake With Nature

Economic Growth and Green Economy

green-Economy

Affect on our life

Economic Growth has a gradual change over these years. It drives progress and generate the productivity but more progress is needed to increase employment opportunities, particularly for young people, so that it can reduce informal employment, the gender pay gap and promote safe and secure working environments to create decent work for all.

Every country has its own plan to increase the production of goods. Nowadays it’s also related to Green Economy, an economy that is low-carbon, resource efficient, and socially inclusive.

As we know we’re on the way to achieve those 17 goals established by ONU, but it takes time and human force. In many countries, industrialists are doing their best to accomplish those marks for example- NEST, Paper house, & Vertical Forest.

Improvement by sustainable growth

Furthermore, sustainable economic growth creates job opportunities which are necessary to reduce poverty in the face of worsening resources & climate crisis. Sustainable development satisfies current generation needs without compromising the needs of future. Moreover, there is need of circular economy in which everything  is consumed by us can be reproductive for another purpose. It is called sustainable when it’s balanced between 3 vital aspects- profit, planet, and people.

In fact making  “Green” is a main purpose of economic growth that is ecologically sustainable. However, there is no guarantee that the gains of green growth can be evenly distributed in every part of the world. Infact we need some strong policies to make it real this type of distribution.

We have an ability to enhance every aspect of our life. If we see the past, many things have been changed and the human being is in the centre of every transformation. We can make it better starting with our homes like grow more trees, the more the merrier, and also riuse the materials.

According to me ,we have to balance the economy so that People can fulfill their basic needs and live their lives with happiness and tranquility.

DESCRIPTION OF SUSTAINABLE DEVELOPMENT AND GREEN ECONOMY Economic Growth and Green Economy

  1. DESCRIPTION OF SUSTAINABLE DEVELOPMENT AND GREEN ECONOMY
  2. Sustainable Economic Growth
  3. How it affects our life?

At last , I want to say that let’s make a world in which nobody had to sleep without eating, and every child has education so that he has faith in his dreams and can fly in sky without any fear and stress.

Il Signore degli Anelli, un libro “bio”

Thanks to conner bowe

In questo periodo sto ri-leggendo il libro di J.R.R. Tolkien “Il signore degli anelli” in quanto avendolo letto molto tempo fa, prima dell’uscita dei pluri-premiati film, volevo capire se fosse ancora il mio libro preferito. E senza dubbio devo confermare questa mia opinione che avevo gia espresso in questo podcast: il libro è bellissimo e rimane il mio preferito; sia lo stile di scrittura, semplice ma alto, sia i temi affrontati che hanno molti livelli di lettura lo rendono un libro godibilissimo che consiglio a tutti gli amanti della lettura e delle avventure.

Un libro “bio”

Inoltre possiamo sottolineare, coerentemente con i temi affrontati dal nostro corso, come Il signore degli anelli narri una storia che è “bio” dall’inizio alla fine. Vi è descritta una natura poderosa, ma messa in pericolo da comportamenti sconsiderati e tutto ciò che viene descritto (anche le costruzioni) potrebbe essere preso ad esempio di bioedilizia in quanto ricavato da materiali presenti negli stessi luoghi di costruzione. L’attenzione per la natura e ogni essere vivente è un segno distintivo di questa storia. Un motivo in più per consigliare di nuovo la lettura di questo libro.

Sostenere la sostenibilita’

C'è un'Italia leader in Europa per la sostenibilità ambientale | L ...

“Lo sviluppo sostenibile è quello che soddisfa le necessità delle attuali generazioni senza compromettere la capacità delle future generazioni di soddisfare le proprie”

  • Sostenibilità ambientale -ovvero garantire la disponibilità e la qualità delle risorse naturali
  • Sostenibilità sociale – garantire qualità della vita, sicurezza e servizi per i cittadini
  • Sostenibilità economica – garantire efficienza economica e reddito per le imprese

Da sempre economia, benessere e disponibilità delle risorse sono strettamente legati. E da sempre l’approvvigionamento di risorse scarse porta con sé questioni geopolitiche e anche conflitti.

Un’economia più ecologica

È indubbio che il nostro attuale sfruttamento delle risorse è insostenibile, soprattutto con una popolazione crescente, e comporta cicli di approvvigionamento più costosi, impatti ambientali più gravi, accessibilità limitata solo a pochi. Per garantire la qualità della nostra vita e il nostro benessere a lungo termine dobbiamo realizzare un’economia più ecologica. Diventa allora essenziale ripensare al nostro modo di produrre e consumare. Dovremo, di fatto, ottenere di più con meno risorse primarie e dobbiamo ridurre anche la perdita di materiali e la quantità di rifiuti generati attraverso la produzione e il consumo. Diverse strategie e normative sono già state attuate con l’obiettivo di introdurre sostenibilità in attività economiche chiave.

La piena attuazione di tali politiche offrirebbe molteplici vantaggi. L’impiego di risorse per ciasun prodotto finale sarebbe ridotto, contribuendo così a proteggere e a preservare l’ambiente. Nel contempo, l’economia trarrebbe vantaggio da una sostanziale innovazione e da una maggiore competitività per le imprese europee.

Più social meno tradizione: l’informazione diventa young

I social superano la tv, prima fonte di news per i giovani. Sempre più persone abbandonano i media tradizionali per informarsi sulla rete. Come l’avvento d’internet sta cambiando l’informazione.

Dal modo di fare acquisti a quello di mantenersi in contatto con parenti ed amici,nell’arco di poco più di dieci anni,l’esplosione della rete ha decisamente cambiato lo stile di vita di tutti noi. Se c’è un ambito in cui l’influenza del web ha avuto un impatto davvero epocale è quello dell’informazione: notizie, dati statistici, commenti politici, opinioni e approfondimenti non sono più prerogativa dei media tradizionali come televisione, radio e giornali, ma stanno sempre più velocemente lasciando lo spazio a nuove realtà d’informazione.

IL CROLLO DEI MEDIA TRADIZIONALI

La televisione, sebbene in declino, resiste come principale fonte di informazione, in un contesto però in cui la fruizione di notizie diventa sempre più crossmediale, e in cui acquista progressivamente più importanza l’online e l’utilizzo dei social network.
Il 20% degli americani ha letto le notizie sui social media, con un incremento del 2% rispetto al 2017, di contro i media stampati sono diminuiti dal 20% al 16% nello stesso periodo di tempo. Lo rivela una ricerca della Pew Research che ha intervistato 3425 cittadini statunitensi. Calano i media tradizionali ma è degna di nota la crescita dei siti di notizie online, da cui un terzo della popolazione americana riceve notizie.

Andando nel dettaglio e confrontando le fasce d’età del campione d’intervistati si scopre come le abitudini cambino radicalmente tra una generazione e l’altra.
Le persone più anziane si informano ancora attraverso la TV e la stampa, mentre i più giovani tendono ad informarsi sui social media come Facebook o Twitter.
L’81% degli americani dai 65 anni in su vede le notizie in TV, così come il 65% delle persone di età compresa tra i 50 e i 64 anni.

Evidente il calo della carta stampata, se il 40% degli over 65 legge ancora le notizie sui giornali, in tutte le altre fasce d’età meno del 18% si informa sulla carta stampata.

IL FENOMENO DELLE FAKE NEWS
Lo studio realizzato porta ad uno spunto di riflessione: è evidente che i giovani, usando i social media come principale fonte di aggiornamento delle notizie, sono sottoposti ad un nuovo modo di fare informazione, caratterizzata molto spesso da superficialità e scarsa qualità. E se ciò non è abbastanza, è doveroso non sottovalutare la diffusione delle fake news, fenomeno tutto digitale in cui notizie false vengono create ad hoc per influenzare l’opinione pubblica. Verificare le notizie, affidandosi a siti autorevoli conosciuti come fonte d’informazione attendibili sono le uniche armi che i giovani hanno a disposizione per difendersi da tutto ciò.

Più social meno tradizione: l’informazione diventa young from Accademia Life on Vimeo.

Informazione 2.0: le notizie viaggiano sui social

Con l’esplosione dei social media e degli smartphone, il concetto di informazione è totalmente cambiato ridimensionando l’importanza dei media tradizionali, che oggi fanno sempre più fatica a mantenere un posto nell’attenzione dell’utente.

La maggioranza degli utenti, soprattutto giovani, si informa sul web se non addirittura sui social network a cui viene data una autorevolezza spesso poco in linea con l’effettiva qualità dell’informazione come conferma anche uno studio di Gallup e della Knight Foundationhttps://knightfoundation.org/ del 2018.

Tutto quello che passa dai social viene dato per vero, spesso senza neanche verificare le fonti. Da qui le fake news, fenomeno non del tutto nuovo ma che con i social sono arrivate a livelli preoccupanti.

Cosa dicono le ricerche

Una ricerca della Pew Research ha intervistato un campione di 3.425 cittadini statunitensi e dallo studio sono emersi dati interessanti ma probabilmente prevedibili.

Dai dati raccolti dall’Istituto di ricerca è emerso che il numero degli americani che leggono notizie online dal 2016 al 2018 è aumentato del 2% mentre gli stessi media stampati sono diminuiti del 4% nello stesso periodo.

Nonostante le numerose primavere, la radio si mantiene stabile al 25/26% dal 2016 al 2018.

La TV rimane la maggiore fonte di informazione anche se passa dal 57% al 49% degli utenti che si diluiscono tra TV locale (37%), TV via cavo (30%) e tv nazionale (25%).

Acquista importanza anche lo streaming con il 9%, ma gli utenti di questo gruppo seguono anche trasmissioni e Tv via cavo (74%).

Sono in aumento i siti di notizie online che inviano aggiornamenti sull’attualità al 33% degli utenti americani, un ­aumento del 5% rispetto al 2016.

Ad ognuno il suo

Per quanto riguarda le fasce d’età, la popolazione adulta 50 -64 anni e gli over 65, tende a preferire la Tv e la stampa come fonte primaria di informazione mentre i più giovani nella fascia d’età 18- 29 anni, come accennato in precedenza, preferiscono aggiornarsi sui social media.

I siti di notizie veri e proprio hanno divisioni meno nette. Infatti dal campione intervistato, il 42%  nella fascia 30-49 anni dichiara di leggere da web e app. Mentre i giovani dai 18 ai 29 anni hanno dichiarato di informarsi, il 27% dai social media, il 16% dalla TV, il 13% dalla radio e il 2% dalla carta stampata.

In entrambe le fasce d’età gli utenti hanno dichiarato di utilizzare più piattaforme per ottenere informazioni.

Elaborazione libera, a scopo didattico, dell’articolo pubblicato sul numero 81 della Testata Digitalic.

1976-1980: rivoluzione dell’elaborazione digitale dei testi

Ci sono voluti quattro anni per scrivere la rivoluzione dell’elaborazione digitale dei testi.
Quattro anni durante i quali la produttività e il lavoro d’ufficio sono stati investiti dall’onda lunga dell’evoluzione tecnologica in materia di sviluppo di software di scrittura, arricchendosi in ogni aspetto.

1976: nasce Electric Pencil

Il “C’era una volta…” coincide con il 1976, anno in cui Micheal Shrayer assemblò quasi per gioco un processore Altair 8800, sfruttando solo il suo estro creativo e un kit di strumenti elettronici; non soddisfatto, Shrayer realizzò Electric Pencil, quello che viene considerato il primo processore di elaborazione testi progettato per un computer. Una svolta epocale in campo informatico, che contribuì all’evoluzione e alla facilitazione del lavoro di svariate categorie di artigiani della parola, come lo scrittore Jerry Pournelle, che fu il primo a scrivere e pubblicare una porzione di libro, utilizzando un software di elaborazione testi – Electric Pencil, per l’appunto.
Nel 1983, la creatura di Shrayer venne premiata e inserita nella 80 Micro Hall of Fame.

WordStar, la stella di Rubinstein

Soltanto due anni dopo l’esordio di Electric Pencil, il mercato digitale conobbe WordStar. La mente dietro questo nuovo elaboratore di scrittura fu Seymour Ivan Rubinstein, fondatore della MicroPro International Corporation, considerato tutt’oggi un pioniere dell’industria dei software. WordStar divenne popolare nel microuniverso informatico per la sinergia con i sistemi operativi CP/M e Dos, arrivando ad abbracciare, più tardi, anche i sistemi Microsoft Windows. L’elaboratore di Rubinstein, originariamente progettato per funzionare con dispositivi di visualizzazione di caratteri non grafici, dotati di un unico carattere tipografico, si focalizzava interamente sulla porzione di testo, visualizzandolo direttamente sullo schermo del terminale; WordStar si impossessò in breve tempo del mercato, facendo leva su un prezzo decisamente alla portata e grazie alla propria semplicità di fruizione; tra le sue caratteristiche più innovative, l’introduzione di combinazioni di tasti per snellire svariati passaggi di scrittura.

Dalle “stelle” a WordPerfect: l’innovazione di Bastian e Asthon

Fin quando, nel 1980, il palcoscenico digitale accolse un nuovo protagonista: WordPerfct – altisonante già dal nome – il rivoluzionario e futuristico elaboratore di scrittura progettato da Bruce Bastian e Alan Ashton, fondatori della Satellite Software International Inc., rinominata in seguito, WordPerfect Corporation. Dopo anni spesi a lavorare in team, alla ricerca del loro personale Santo Graal, Bastian e Asthon realizzarono WordPerfect, innovativo elaboratore di scrittura, concepito inizialmente in linguaggio d’assemblamento della DEC – una delle industrie major dello sviluppo dei computer -, per poi essere convertito per i dispositivi di marca IBM.
Adatto per l’implementazione di nuove funzionalità, WordPerfect prese il posto occupato da WordStar, già dai primissimi anni Ottanta. Va accreditato a Bastian e Asthon il “merito” di aver trasformato le attitudini di mercato dei software per l’elaborazione dei testi in un grande ciclo di business.

Verso un nuovo Big Bang…

La storia dei software di scrittura non si è fermata di certo a WordPerfect. Il mondo è andato avanti e l’evoluzione digitale con esso. Il nuovo Big Bang avvenne nel 1993, quando il Cern – l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare – concesse l’uso del neonato World Wide Web a chiunque, senza la necessità di dover pagarne i diritti, spingendo il web verso nuovi e interminabili confini, lontano dalla propria e limitante origine di natura “accademica”.
Ma questa, sì, è tutta un’altra storia…

(elaborazione libera a scopo didattico dell’articolo pubblicato sul numero 81 della Testata Digitale)

La rivoluzione nell’elaborazione testi

Con l’introduzione nelle aziende dei computer cambia il modo in cui si producono i documenti, si passa infatti dalla macchina da scrivere al software di elaborazione testi. In quarant’anni sono state fatte magie.

Dalla dattilografia alla videoscrittura

Il periodo a cavallo tra il 1970 e il 1980 ha visto un cambiamento radicale nel mondo aziendale per quanto riguarda la velocità di produzione dei documenti. Tutto merito dei personal computer introdotti negli uffici con cui è stato possibile utilizzare programmi di videoscrittura.

In quegli anni cambiarono quindi le competenze richieste agli impiegati o aspiranti tali, niente più dattilografi ma i primi videoterminalisti. La flessibilità, di cui oggi si parla tanto, è sempre stata richiesta sul lavoro e lo possono testimoniare chi, della precedente generazione, ha vissuto i primi software di elaborazione testi.

Storia dei software di elaborazione testi

  • Electric Pencil è il nome del primo word processor ideato nel 1976 da Michael Shrayer per il microcomputer Altair 8800.
  • WordStar è invece il successivo applicativo progettato nel 1978 e decisamente più completo rispetto al precedente. Negli anni successivi riuscì ad avere una larghissima diffusione sui mercati, grazie alla capacità di funzionare sui diversi sistemi operativi che man mano venivano realizzati, CP/M, Dos, Microsoft Windows. Il nome WordStar è stato proprio di buon auspicio per questo applicativo, per lo meno fino all’avvento dei dispositivi grafici, basandosi infatti su un unico carattere tipografico non permetteva le formattazioni.
  • E’ così che arriva a metà degli anni Ottanta il WordPerfect, applicativo in grado di formattare i testi e che per questo motivo sostituisce completamente il precedente programma. La filosofia con cui è stato progettato il WordPerfect ha reso i software di elaborazione testi una grande fonte di guadagno.
  • Ovviamente tutto cambia a metà degli anni Novanta con la diffusione del World Wide Web e dei relativi software per l’elaborazione di testi con tutte le funzionalità a cui oggi siamo abituati.

C’era una volta la macchina da scrivere

Sono passati poco più di quarant’anni dalla nascita del primo programma di elaborazione testi, sono tanti? Dipende dai punti di vista. Certo, se si considera cosa si può fare oggi con i programmi di videoscrittura, l’Electric Pencil sembra il protagonista di una storia di quelle che iniziano con “C’era una volta”. E’ interessante comunque far conoscere alle nuove generazioni questo breve racconto, per fargli rendere conto che non tutti sono nati digitali, che c’è stato un tempo in cui non esistevano i computer, le lettere si scrivevano con la macchina da scrivere. Un mezzo con cui produrre documenti e con cui, per scrivere in copia, si usava la carta carbone. Già quell’oggetto sconosciuto che macchiava fogli e mani ma che faceva risparmiare tanto tempo, almeno secondo la concezione di tempo degli anni Settanta.

Elaborazione libera, a scopo didattico, dell’articolo pubblicato sul numero 81 della Testata Digitalic.

Innovazione Digitale Italia: il futuro è ora, ma manca la formazione

Si è svolto a Capri dal 3 al 5 ottobre il Digital Summit organizzato dalla multinazionane britannica EY, che tra i tanti temi trattati, ha toccato anche quello del livello di digitalizzazione delle imprese italiano. A tal proposito i lavori del convegno sono stati anticipati dal sondaggio Ipsos, commissionato proprio da EY, che ha messo in campo un indagine svolta sia tra le aziende, sia tra i cittadini.

La situazione tra i cittadini nel nostro paese

I risultati di questo sondaggio sono confortanti per quanto riguarda il livello di progresso raggiunto nel campo della digitalizzazione delle imprese, ma sicuramente da implementare. Il sentiment tra i cittadini italiani è sicuramente positivo, infatti il 78% della popolazione e il 72% dei lavoratori, guardano alla digitalizzazione come un passo in avanti positivo e importante da effettuare per le aziende del nostro paese.
L’italia però rispetto all’Unione Europea risulta sempre in ritardo per quanto riguarda gli accessi quotidiani ad internet; mentre nel nostro paese la percentuale dei cittadini che si connettono al web è del 69%, nel resto dei paesi europei è dell’81%. Infine, su questo argomento, si stima che tre famiglie italiane su dieci ancora non posseggono una connessione internet.

La situazione tra le aziende

Per quanto riguarda le aziende, la digitalizzazione non viene più percepita come un rischio. Il nostro Paese, come al solito, risulta spaccato in due ma non nettamente come ci si aspetterebbe. A guidare il treno della digitalizzazione italiana infatti sono le regioni a vocazione industriale – Nord est, Lombardia ed Emilia Romagna – con il 42% di crescita nei progetti di trasformazione digitale; subito dietro si posiziona il resto del nostro Paese, con il 38% di digital innovation. L’incremento di questa attività risulta da due fattori dell’indagine: il primo è l’andamento registrato dagli investimenti delle aziende nelle spese delle piattaforme cloud, volume pari a circa il 6-7%, ovvero il doppio della media Ue; inoltre altri investimenti sono stati pianificati dalle aziende nei settori di Konwledge Sharing Platform & Network (53%), Internet of Things (35%) e 5G (18%). Il secondo fattore di incremento della digitalizzazione si evince dal fatto che il 47% delle imprese italiane ha fiducia che nei prossimi dodici mesi l’andamento dell’economia sia positivo.

I dati risultanti dell’indagine EY – Ipsos.

Digitalizzazione si, ma serve il personale specializzato

Il nostro paese dunque è in fase di digitalizzazione e questa è sicuramente un’ottimo riscontro per coloro che vogliono investire nelle aziende italiane. Il tema da porre ora in manera decisa è quello della formazione. L’indagine Ipsos infatti ha registrato il divario presente tra le skill necessarie richieste a coloro che dovrebbero occuparsi di questa mansione e le capacità realmente presenti ad oggi nelle aziende. Solo un terzo delle aziende (il 35%) sottoposte all’indagine infatti reputa che le competenze tecnologiche adeguate a questo aggiornamento digitale siano disponibili all’interno della propria impresa. Nel settore manifatturiero, dove questa innovazione forse darebbe i suoi maggiori frutti, il divario aumenta addirittura fino al 50%. Le competenze di cui le aziende deficitano sono essenzialmente quelle relative alla comunicazione, alla negoziazione, al teamwork e alla leadership. Inoltre un terzo delle aziende lamentano mancanza di formazione anche su Data Management, Social Media Management e Digital Marketing.

Il prossimo futuro

Le nostre aziende dunque non hanno più paura della digitalizzazione, lo studio Ipsos ha fotografato una realtà italiana che ha voglia di svecchiarsi e di aggiornare il proprio tipo di industria; finalmente le imprese italiane hanno iniziato a comprendere e a capire i vantaggi che l’era digitale ha da offrire a qualsiasi tipo di attività imprenditoriale.

Infine, se il focus del Summit di quest’anno dunque è stato fotografare questa rinnovata realtà italiana, «l’anno prossimo lavoreremo su cosa fare per accelerarla», anticipa Donato Iacovone, Ceo di EY Italia.

Elaborazione libera, a scopo didattico, dell’articolo pubblicato sul numero 81 della Testata Digitalic.