Didattica Digitale : come cambia il modo di studiare.

Saluto l’anno scolastico pensando al percorso velocissimo dell’evoluzione degli apparati digitali attraverso i pochi anni che ci separano dalle sole “ricerche” sui libri e valutando se sia giusto o sbagliato farne un uso esclusivo.

Meraviglioso eh? Mi viene da pensare a tutte quelle enciclopedie che, quando eravamo piccoli, i nostri genitori, faticosamente, comperavano a rate per permettere al loro figlio di avere una risorsa per lo studio a casa e le ricerche. Tomi e tomi pesantissimi e costosissimi che venivano esposti con orgoglio nelle librerie delle case anni 70/80. Chi non ha avuto i mitici “Quindici” ? e la Treccani? oppure la Rizzoli?

quindici

La didattica sta cambiando, anzi è profondamente cambiata. E’ cambiato il modo di fruire delle informazioni, che sono diventate moltissime e di ogni tipo : ora abbiamo una cultura multimediale!

Fuor di dubbio che nel corso dei tempi, qualsiasi rivoluzione apportata da una nuova tecnologia, ha richiesto il tempo necessario affinché questa potesse essere compresa, assimilata ed inglobata nella vita comune. In un corso che ho seguito si faceva l’esempio di come è cambiato il modo di fare fotografie dall’avvento del digitale : sono cambiati gli strumenti, i supporti i processi di realizzazione…immaginate come si è ripercosso questo sulla “filiera”, sulle aziende. Non si producono più la stessa mole di rullini, i fotografi non sviluppano più la stessa mole di foto. A fronte, naturalmente, di un cambiamento del mercato orientato verso altre produzioni. Ecco faccio questo esempio per sottolineare quanto è complesso introdurre nuovi percorsi tecnologici che, ad un certo punto, diventano necessari. Avete idea di quanta gente ha dovuto reinventarsi un lavoro? Di quante aziende hanno dovuto o chiudere o riuscire a cambiare ed adeguare le linee di produzione?

Dal mio punto di vista, avendo assistito alla nascita di Internet, all’evoluzione dei sistemi informatici, alla nascita del telefono cellulare, dell’iPhone, dell’iPad posso solo gioire della grande disponibilità di informazioni che ora i miei ragazzi hanno a disposizione! Spesso ho usato device mobili in classe per ovviare ad aule informatiche fuori uso. Il problema era che erano tutti di nostra proprietà..:(

I dubbi che mi rimangono sono orientati al riuscire ad integrare la giusta dose di studio attraverso la didattica digitale ed il conservare una parte della didattica cartacea per avere il legame con la cultura tradizionale del libro stampato.

Il percorso formativo che vorrei continuare ad offrire ai miei ragazzi è un itinerario fatto di ricerca, sperimentazione, arricchimento, non del copia ed incolla dal web. Un percorso fatto di interpretazione e di ottimizzazione dei tempi di studio. Vorrei insegnare loro con un occhio al futuro ed un altro rivolto verso il passato. Vorrei far capire loro che non tutto ciò che trovano online è la verità assoluta. Vorrei aiutarli a sviluppare senso critico, cercare conferme alle informazioni, crescere nel web con il web, avere dei riferimenti certificati.

Con queste mie considerazioni chiudo anche quest’anno scolastico… da questo momento in poi ci sarà il tempo per il riposo e ci sarà soprattutto il meraviglioso tempo che dedicherò alla preparazione di nuovi scenari di didattica…perchè la formazione possa continuare a stare al passo con l’evoluzione tecnologica del nuovo “WEBmondo”.

Guida alle tecniche di ricerca nel WEB: il caso Google.

La classe approfondisce. Sono indispensabili ed il web non avrebbe avuto ragione di esistere. Si sono evoluti nel tempo, alcuni sono scomparsi, alcuni sono diventati dei giganti. Ma il fine è unico: trovare informazioni.

Chi se lo dimentica. Chi ha assistito alla nascita ed alla diffusione di Internet e del Web è stato uno dei primi utilizzatori di Yahoo e di Altavista, (inutile che inserisca il LINK. Il motore, dopo una precedente acquisizione, è stato “fagocitato” da Yahoo nel 2013) prima che, nel 1996 sue studenti della Stanford University, Larry Page e Sergei Brin, testassero la prima versione di Google chiamata BackRub e consegnassero alla storia il Motore di Ricerca che avrebbe portato una rivoluzione incredibile nell’arco dei venti anni a venire, approdando ad un importantissimo progetto in grado di far vacillare addirittura la Apple inc. di Steve Jobs.

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Ma questa è un’altra storia che vi racconterò in un altro momento.

Vediamo invece cos’è un motore di ricerca.

In parole semplici è un software, un “programma”  con due compiti ben precisi : navigare in internet alla ricerca di nuovi contenuti (nuove pagine web)  attraverso un sistema chiamato spider (non a caso il ragno si muove nella ragnatela) ed immagazzinare tutti i dati (trovati dallo spider) organizzandoli utilizzando numerosi criteri.

In seguito gli stessi dati, il software, li renderà disponibili e li restituirà all’utente che effettuerà una interrogazione nel pannello di ricerca disponibile sul web (es.il box di ricerca di GOOGLE).

Oggi chiunque voglia mettersi alla ricerca di una qualsiasi informazione nel web, può utilizzare una serie di frasi o combinazione di parole ed avere una miriade di risultati quasi tutti attinenti all’argomento cercato. Ma il Web, nel recente passato, non è sempre stato così generoso nel restituire risultati che qualitativamente e quantitativamente fossero attinenti alla ricerca effettuata. C’è stato un tempo in cui, chi lanciava una ricerca specifica, doveva conoscere esattamente i titolo del sito in cui questa informazione era contenuta per avere il risultato attinente alla ricerca effettuata.

La rivoluzione che Google ha portato nel mondo dei motori di ricerca si può riassumere in questa citazione :

“Alla base del successo di Google, c’e’ la tecnologia “Page Rank” che i due ex studenti di Stanford, oggi miliardari, Larry Page e Steve Brin hanno sviluppato. “Page rank” attribuisce il valore di una pagina sulla base del numero dei suoi link in ingresso. Maggiore è il numero di link in ingresso, migliore sarà il posizionamento nella lista dei risultati. E’ un concetto simile a quello dell’analisi citazionale delle pubblicazioni scientifiche: più un lavoro è citato, più acquista autorevolezza. Se, ad esempio, due siti trattano dell’economia della Cambogia, e il primo ha 10 collegamenti in ingresso e il secondo 1.000, è molto probabile che il secondo sito sia collocato prima nella lista dei risultati.”

(cit M.Herrmann)

In sintesi ne più ne meno quello che ho fatto io in quest’articolo inserendo link in uscita verso i siti che ho citato.

Ma come si effettua una ricerca correttamente?

Occorre una strategia.

Cosa cerchiamo? un’immagine? filetype:jpg potrebbe essere l’espressione che dovremmo utilizzare nel caso in cui stessimo effettuando una ricerca di un file d’immagine in formato .jpg

Dopo di ciò dovremmo inserire i termini della ricerca rispettando gli operatori (qui trovate una interessante leggenda direttamente dal sito di GOOGLE)

E se vogliamo lasciarci guidare dalla ricerca avanzata guidata non dobbiamo fare altro che cliccare sulla pagina delle Advanced Search

Questa pagina ci riporta indietro all’utilizzo degli OPERATORI BOOLEANI. Di seguito un esempio di come andrebbe condotta una ricerca con l’utilizzo degli operatori booleani

Ipotizziamo di utilizzare i termini “bambini” e “giocattoli”.

Se nel box di ricerca di Google inserisco : bambini AND giocattoli, il motore di ricerca mi recupererà tutte le pagine che conterranno entrambi i termini.

Se nel box di ricerca di Google inserisco bambini OR giocattoli, il motore di ricerca mi recupererà tutte le pagine che contengono o l’uno o l’altro termine oppure tutte e due i termini.

Se nel box di ricerca di Google inserisco : bambini NOT giocattoli, il motore di ricerca mi recupererà tutte le pagine escludendo dai risultati quelle che contengono il secondo termine.

Infine, nel caso in cui io debba trovare una frase specifica nel testo delle pagine devo utilizzare le “virgolette”. Esempio : se ho la necessità di effettuare una ricerca sulla frase specifica “giocattoli di legno per bambini” utilizzerò le virgolette per avere un risultato più performante.

Il CLOUD STORAGE: guida all’archiviazione nel Web.

Dai Floppy, ai CD, dagli Hard Disk alle memorie USB…ne è stata fatta di strada. I supporti per memorizzare i nostri contenuti si sono evoluti ed ora è tempo del Cloud Storage : un contenitore sempre a portata di mano, con tutti i nostri file personali, raggiungibile da qualsiasi punto del globo.

Cloud

PERCHE’ IL CLOUD STORAGE.

Utilizzare un servizio di Cloud Storage è divenuto un metodo assai diffuso, sia tra gli utenti privati che tra gli utenti professionali. Usufruire di questo servizio web 2.0 ha permesso l’effettivo sganciarsi dalla necessità dell’archiviazione dei dati su Hard Disk esterni, abbandonando la conseguente frustrazione che derivava dalla possibilità di perdita degli stessi, nel caso di un malfunzionamento meccanico dell’Hardware. Il Cloud Storage ha rivoluzionato un concetto base dell’informatica moderna e la sua comparsa, come servizio aperto a tutti, è sicuramente da ricollegarsi alla diffusione massiva dei tablet.

I SERVIZI DISPONIBILI.

Esistono molteplici servizi di Cloud Storage ed ognuno parte da un’offerta di base, più o meno allettante. Quasi tutti hanno la possibilità di effettuare il download di un APP dedicata sul tablet, così da poter gestire al meglio i propri contenuti. Li analizzeremo, uno per volta, per meglio focalizzarne le caratteristiche e guidare l’utente verso una scelta consona alle proprie esigenze.

DROPBOX

Il più noto e diffuso è sicuramente DROPBOX. I contenuti presenti nel PC (o nel Mac) possono essere sincronizzati con quelli sui device mobili (Smartphone e Tablet). Per il PC (o per il Mac) occorre semplicemente scaricare il programma, che istallerà una cartella “dropbox”. In questa cartella andremo a spostare o salvare tutti i contenuti da archiviare nel cloud. Se si possiede uno Smartphone o un Tablet, (sia esso Android che Apple), è possibile scaricare l’APP sul dispositivo ed avremo immediatamente disponibili, sui device, i nostri file. Il servizio è GRATUITO ed offre 2 mega espandibili a max 16 attraverso metodi suggeriti dal sito stesso. CONTRO se si condividono elementi con altri utenti DropBox, lo spazio del’elemento condiviso, inciderà sullo spazio a disposizione di tutti gli utenti interessati.

BOX.COM

Un diretto concorrente di DROPBOX è BOX.COM (raggiungibile anche all’indirizzo BOX.NET). Anch’esso si avvale dello stesso sistema che permette la condivisione dei propri file tramite APP e programma dedicato. La differenza sostanziale è nello spazio a disposizione  che, con BOX.COM, è di10Gb. E’ possibile usufruire di un’offerta particolare che permette all’utente di avere a disposizione ben 50Gb invece dei classici 10. La condizione essenziale è istallare prima l’APP sul device mobile (iPad, iPhone o iPod Touch). E’ consentito l’upload di file di massimo 100Mb.

COPY.COM

Il più nuovo e diretto concorrente dei due detentori del mercato è una vera novità in termine di diversità del servizio offerto. COPY mette a disposizione 15Gb di spazio gratuito con la possibilità di fare l’upload di file, anche molto, pesanti senza limite di spazio. Altro punto di forza è il “Fair Storage”. In pratica, se dobbiamo condividere un file di 9Gb con altri due utenti, il peso del file verrà ripartito in tre frazioni. Queste incideranno per 3GB sullo spazio totale a disposizione di ogni utente. Sicuramente da valutare se si lavora su file di grandi dimensioni. Il Fair Storage risolve il problema della condivisione di DropBox che, a questo punto, dei tre servizi risulta essere il meno conveniente.

DRIVE di GOOGLE….

questo merita un capitolo a parte…

A presto!

Device Apple: perché acquistare adattatori originali.

Approfondiamo il perchè non sempre spendere meno e acquistare prodotti non originali, soprattutto nel settore tecnologico, porti ad un effettivo risparmio. Entriamo nella notizia. Entriamo nei caricabatterie dei nostri amati telefonini (che devo sequestrarvi ogni inizio lezione!)

 

Non voglio fare stupidi allarmismi e mi rendo conto che qualcuno mi solleverà l’obiezione che sui carica batteria originali ci sia impressa la sigla “made in china”. La disinformazione o la cattiva informazione (che non voglio chiamare ignoranza perchè all’epoca del web 2.0 nessuno “ignora”) può portare a commettere errori spinti dal “drag & drop” commerciale che alberga intorno a noi. L’ultima notizia apparsa sul sito istituzionale APPLE e rimbalzata in ogni dove nel Web, che ci mette in allerta riguardo un possibile malfunzionamento di un determinato alimentatore, non può che farci apprezzare il Customer Care della casa di Cupertino.

 

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Considero sempre la possibilità di acquistare prodotti in quei meravigliosi negozi colorati ed intriganti che sono le boutique di cineserie varie. Io stessa mi servo di tanti articoli, quali penne capacitive, cover indistruttibili ed altro materiale per il mio lavoro, ma MAI materiale a conduzione elettrica, tantomeno alimentatori o similari. Ho provato qualche volta ad acquistare qualche auricolare ma con scarsi e deludenti risultati. Ma i caricabatterie, pur essendo forse uno degli oggetti più venduti nel mercato parrallelo cinese NON andrebbero MAI acquistati .

 

INSIDE THE CHARGER

Provate a dare un’occhiata qui dentro: a sinistra il caricabatterie APPLE originale ed a destra il corrispettivo cinese. Dovrebbe bastare la foto per comprendere che, sia la scheda, sia la componentistica che il guscio sono di scarsa qualità. Sul piatto della bilancia non c’è solo la possibilità di un piccolo o serio incidente al vostro device (dalla mancata carica, al deterioramento della batteria, al burning del device), ma anche e soprattutto l’attenzione alla salute dell’utilizzatore.

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Con il programma di riciclaggio degli adattatori di terze parti (USB Power Adapter Takeback Program) già a partire dall’agosto 2013, Apple ha mandato avanti una campagna di sostituzione degli adattatori, visti gli episodi delle due morti in Cina per l’utilizzo di carica batterie non originali. Ed oggi si ripete, in via preventiva, la chiamata alla casa madre del modello 1300.

 

Procedura di sostituzione giugno 2014

Consegna gli alimentatori interessati dal problema ad un Apple Store o a un AASP aderente all’iniziativa. A partire dal 18 giugno 2014, parteciperanno all’iniziativa anche gli operatori wireless partner. La procedura di sostituzione prevede la verifica del numero di serie dell’iPhone, quindi portalo con te.

 

Volete saperne di più?

Provate a dare un’occhiata all’articolo apparso sulla Guida del Consumatore

 

NORTON ANTIVIRUS ed i suoi segreti scomodi.

L’approfondimento di oggi nasce dalle continue lamentele e dubbi sulla presenza forzata del NAV sulla maggiorparte dei PC degli alunni della scuola. Come fare per gestire questa “oscura presenza” e decidere di disattivarla per passare ad altre soluzioni?

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Norton Antivirus è sicuramente uno dei prodotti più conosciuti dagli utenti del mondo tecnologico, siano essi più o meno esperti.

Sottolineo conosciuto ma non il più usato. Ci sono diversi motivi che spingono l’utente mediamente più esperto a disinstallare il TRIAL ( o SHAREWARE  ) che MICROSOFT, per qualche oscuro accordo con la SYMANTEC ha deciso di inserire ormai in quasi la totalità degli esemplari dei suoi svariati sistemi operativi. Uno di questi è sicuramente la scelta di non sottostare all’obbligo di usare un applicativo con una opinabile scadenza a 30 o 60 giorni. Tale scadenza spesso costringe l’utente meno esperto (e con meno tempo a disposizione per effettuare una ricerca comparativa di uno degli svariati validi sostituti FREE  ), ad accettare il rinnovo “forzato” di un antivirus non sempre snello e invisibile.

Quello che io poi non mi spiego è la presenza di questo “macigno” in un sistema come Windows 8 che integra già all’interno del proprio KERNEL  un antivirus in grado di fare il proprio lavoro egregiamente. Bisognerebbe far chiarezza su alcuni rumors della rete che asseriscono che la SYMANTEC (il colosso produttore del Norton Antivirus) viene accusata di enfatizzare i rischi della sicurezza delle nostre macchine tanto da aver inserito dei TOOLS ( i Tools sono letteralmente degli strumenti. delle singole applicazioni votate ad eseguire un’azione precisa atta ad implementare un programma preesistente e precedentemente installato sul device da noi utilizzato. ) all’interno dell’applicazione che riporti dei falsi report all’unico scopo commerciale di “fidelizzare” il cliente e di impedirgli di scegliere un’alternativa al NAV.

La Symantec, fino a qualche anno fa, rendeva pressocché impossibile se non macchinoso  (tanto da dover intervenire sul registro del sistema) l’eliminazione completa del suo prodotto dai Sistemi Operativi in cui era istallato. Se ciò non avveniva era fuori di ogni speranza riuscire ad installare un altro prodotto di protezione dai virus. Alcune cose negli ultimi anni sono cambiate e la SYMANTEC ha rilasciato un piccolo programmino il NORTON REMOVAL TOOL che aiuta gli utenti a disinstallare completamente l’applicativo dal SO. Ma anche qui i problemi si presentano numerosi. ci sono tante versioni del tool, scaricabili da siti attendibili ma non funzionanti (questo ad esempio lo trovate sul sito “attendibile” di Softonic ma, sfortunatamente é una delle versioni non funzionanti (*) Il file viene scaricato, decompresso, ed immediatamente dopo compare una maschera con un link ed un messaggio di errore “The version of Norton Removal Tool that you are using is expired” ed il link spinge l’utente a compiere 3 inutili passaggi per NON risolvere il problema. Altro deterrente ingegnosamente studiato. Dopo varie ricerche mi sono imbattuta nella soluzione e quindi nella pagina della SYMANTEC contenente il tool corretto che trovate cliccando QUI (*)

Ora siete liberi. Dimenticavo. Su The Pirate Bay, tempo fa, è stato pubblicato il codice sorgente di Norton Antivirus dopo essere stato trafugato da ANONYMOUS un famoso gruppo di hacker. La pubblicazione risale ai primi mesi del 2012 ed è avvenuta a seguito di un tentativo di estorsione di 50.000 dollari non andato a buon fine. Direi che questo è un altro buon motivo per non installare il NAV.

 

(*) cercare il link

Spostare file multimediali e la libreria iTunes sull’HD esterno.

La nostra lezione di oggi prosegue con un approfondimento pratico. Insieme alla classe abbiamo scritto questo articolo/guida che, tramite l’esperienza di tutto il gruppo, sarà d’aiuto a tutti gli #appleaddicted.

Come fare quando la nostra collezione musicale su iTunes occupa molto spazio sull’HD del nostro MAC?

E’ sicuramente una buona idea avere un HD esterno dove archiviare i nostri contenuti multimediali, soprattutto per quanto riguarda la nostra collezione audio/video di Itunes, così da conservarla al meglio liberando considerevole spazio sull’HD residente sulla nostra macchina. Questo “trasloco” va fatto con un certo criterio consolidando la libreria degli elementi presenti in iTunes e facendo in modo che, collegando il nostro device al nostro Mac (sia esso un iPod, un iPhone o un iPad) possiamo accedere ed aggiornare la libreria direttamente dall’HD esterno. Ora affrontiamo “step by step” il procedimento.

INIZIAMO…

Colleghiamo ed attiviamo l’HD esterno e lanciamo iTunes. Dal menù “iTunes” selezioniamo la voce “preferenze” e la scheda “avanzate“. ed accertiamoci che le prime due caselle di spunta siano flaggate.

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Di seguito selezioniamo il pulsante “modifica” che troviamo a destra. Dalla finestra che si aprirà selezioniamo la posizione del nuovo archivio e cioè il nostro HD esterno.

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Creiamo una nuova cartella.

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Per comodità la nomineremo “iTunes“.

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La finestra “preferenze avanzate” adesso indicherà la nuova posizione della cartella iTunes Media. Selezioniamo il tasto OK.

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Il sistema ci chiede se vogliamo spostare e rinominare i file nella nuova cartella. Risponderemo SI.

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Per completare il passaggio selezioniamo dal menù “File” la voce “Libreria” e di seguito l’opzione “Organizza libreria“.

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Il programma mi chiede se voglio consolidare i file. In questo momento decidiamo, spuntando la prima casella, di copiare tutti i file multimediali nella nuova cartella creata lasciando la copia originale nella posizione originale. Questo vuol dire che al termine della procedura andata a buon fine, possiamo tranquillamente eliminare la cartella originale il cui percorso, solitamente, è il seguente : Musica/iTunes/ITunes Music

Selezioniamo OK.

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Si avvia la copia di tutti i file. Il tempo impiegato è proporzionale alla quantità e tipologia di file da copiare nella nuova posizione creata.

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Ora creiamo la nuova libreria (da non confondere con la cartella appena creata che funge essenzialmente da contenitore) che sarà richiamata dal programma all’apertura di Itunes. Lanciamo il programma tenendo premuto il tasto ALT e selezioniamo l’opzione “Crea Libreria”.

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Selezioniamo sul nostro HD esterno la posizione della nuova libreria iTunes. La posizioneremo, naturalmente nella appena creata cartella “Itunes”. Selezioniamo il pulsante “Apri”.

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Di seguito si aprirà una finestra che ci darà la possibilità di nominare la nostra libreria evidenziandone anche la posizione che abbiamo scelto. Selezioniamo il pulsante “Registra”.

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Compiuto questo passaggio ci comparirà questa finestra

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Selezioneremo il pulsante “Cerca contenuti multimediali” e i nostri file multimediali compariranno ognuno nelle proprie categorie. Anche per questo passaggio ci vuole del tempo per la reindicizzazione degli elementi.

 

Il passaggio è avvenuto e siamo pronti per utilizzare il nostro iTunes nella maniera usuale. Dobbiamo solo ricordarci di avere l’HD esterno collegato ed attivo nel momento in cui lanciamo il programma. Possiamo anche decidere di avere due librerie distinte, una sull’HD del Mac più leggera ed una sull’HD esterno più importante e decidere di utilizzare o l’una o l’altra semplicemente tenendo premuto il tasto ALT all’avvio del programma e selezionando “scegli una libreria” dalla finestra di dialogo che ci appare.

La NUOVA ECDL in classe : prima lezione e pretest studiando su Ready2Web

Cronaca semiseria del primo giorno di lezione e del significato di quanto può fare bene ritentare e superare una prova, in maniera eccellente, rispetto ad un primo tentativo che aveva riportato risultati appena sufficienti.

Ci siamo. Il lavoro in preparazione del nuovo anno scolastico, l’organizzazione e la partenza dei nuovi percorsi formativi, la mente leggera per entrare in classe con tanta energia: tutto è pronto. Ho passato le mie vacanze a preparare il materiale all’interno della piattaforma Moodle http://www.ready2web.it per fare in modo che il primo giorno avessi a disposizione tutte le informazioni necessarie da dare a voi ragazzi e tutto il materiale per mettervi in grado di cominciare a studiare!

Ed ieri la prima lezione.

Abbiamo fatto una breve panoramica su quello che faremo durante il percorso, guardato assieme il Syllabus del primo modulo “Computer Essentials” e focalizzato il primo goal : il 20 marzo data della prima sessione d’esame.

Dobbiamo cercare di sfruttare al meglio la lezione settimanale che faremo in aula e concentrarci sul materiale da fruire in modalità eLearning.

Durante le due ore di lezione abbiamo fatto il PreTest.

E’ una cosa che faccio fare sempre. Serve per rompere il ghiaccio, per avere un approccio attivo con la didattica e, soprattutto, per rifare questo test prima dell’esame e valutare i cambiamenti, le evoluzioni che ci saranno durante questo mese. Apprendere una disciplina non è solo riuscire ad elaborare e fare propri dei concetti: vuol dire anche rafforzare l’approccio con lo studio tramite la certezza della crescita didattica. Tutto questo viene dato dalla comparazione delle fasi dell’evoluzione della stessa crescita e dalla gioia nel riuscire a superare una prova.

In parole semplici…superare brillantemente una prova in cui si era fallito all’inizio, ti da la spinta per continuare a fare meglio!

Noi continuiamo a studiare. Volete unirvi a noi?